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Dave Grossman
con Loren W.Christensen

ON COMBAT
Psicologia e fisiologia del combattimento
in guerra e in pace

352 pp. | 17x24 cm | euro 30,00
ISBN: 978-88-89660-09-6

edizione italiana:
© 2009 Edizioni Libreria Militare
traduzione, progetto grafico e copertina:
Fabrizio Comolli

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Pecore, lupi, cani da pastore
ovvero
Come distinguere le vittime, gli aggressori e i guerrieri

"Qualunque altra creatura sana e raziocinante, sulla faccia della terra, al rumore degli spari tende a fuggirne lontano. Pochi coraggiosi potrebbero strisciare avanti per recuperare un ferito, e qualche pazzo potrebbe farlo per scattare foto. Ma in generale, quando volano le pallottole e i corpi cadono, chiunque sano di mente scappa a gambe levate. Chiunque: i leprotti e gli studenti, gli insegnanti e le gazzelle, gli avvocati e gli scarafaggi.

Ora, un pompiere, un paramedico, o persino un giornalista, potrebbero muoversi nella direzione degli spari, ma nessuno di loro avrebbe la minima intenzione di affrontare l’essere umano che sta facendo tutto quel terrificante baccano. C’è solo un individuo che lo fa: il guerriero. Mentre ogni altra creatura fugge, il guerriero corre a 100 all’ora per ingaggiare uno scontro a fuoco."

da: On Combat ed. it. pag. 29

"Un colonnello in pensione, veterano del Vietnam, una volta mi disse: 'La maggior parte delle persone nella nostra società sono pecore. Sono creature gentili, garbate, produttive, che potrebbero farsi del male a vicenda solo per sbaglio'. La stragrande maggioranza dei cittadini non è incline alla violenza interpersonale. (...)

Eccoci di fronte a un paradosso, e dobbiamo coglierne entrambi gli estremi: stiamo vivendo l’epoca forse più violenta della storia, eppure la violenza è ancora notevolmente rara da incontrare. Questo si spiega perché la maggioranza dei cittadini è fatta di persone gentili e innocue, che non farebbero mai del male intenzionalmente, se non per incidente o dietro estrema provocazione. Sono pecore.

Attenzione: non attribuisco alcuna connotazione negativa alla definizione di 'pecore'. Mi fanno pensare a un piccolo, tenero uovo di pettirosso: un tuorlo morbido e informe, da cui un giorno si evolverà una creatura meravigliosa. Ma l’uovo non potrebbe sopravvivere senza un guscio duro e resistente. I poliziotti, i soldati e tutti i guerrieri sono il guscio. Un giorno la società si evolverà in qualche forma meravigliosa. Ma nel frattempo abbiamo bisogno di guerrieri per difenderla dai predatori.

'Poi ci sono i lupi,' proseguì il vecchio veterano, 'che divorano le pecore senza pietà.' Ci credete che ci sono qua in giro lupi pronti a cibarsi del gregge senza alcuna pietà? Fareste bene a crederci. Ci sono uomini cattivi a questo mondo, capaci di azioni molto cattive. Nel momento in cui ve lo dimenticate o fate finta che non sia vero, diventate pecore. Non c’è salvezza nella negazione.

'Infine ci sono gli sheepdog, i cani da pastore,' concluse il veterano, 'e io sono uno sheepdog. Vivo per proteggere il gregge e per affrontare il lupo.' Come dice lo stemma di un’agenzia californiana di law enforcement: 'We intimidate those who intimidate others' ('Noi siamo la minaccia per quelli che minacciano gli altri').

Se non siete minimamente capaci di violenza, siete sani e produttivi cittadini: pecore. Se siete capaci di violenza e non avete empatia verso i vostri concittadini, siete aggressivi sociopatici: lupi. E se siete capaci di violenza ma nutrite un profondo amore per i vostri concittadini? Allora siete sheepdog, cani da pastore, guerrieri: pronti a gettarvi nelle tenebre e a riemergerne vincenti. (...)

La pecora in genere non ama il cane da pastore. Assomiglia troppo al lupo. Ha artigli, zanne e capacità di usarli. La differenza, però, è che il cane da pastore non deve, non può e non vuole far del male alla pecora. Qualsiasi cane che facesse intenzionalmente del male alla più piccola, adorabile pecorella del gregge verrebbe punito e rimosso. Il mondo non può funzionare diversamente, almeno in un regime di democrazia rappresentativa.

Ciononostante, la pecora è disturbata dallo sheepdog. Il cane è un costante promemoria che là fuori, da qualche parte, ci sono i lupi. La pecora preferirebbe che il cane non le dicesse dove andare, non le desse le multe, non se ne stesse di guardia in aeroporto in mimetica e imbracciando un M4. La pecora preferirebbe che lo sheepdog si limasse i denti, si dipingesse di bianco e facesse 'beee'.

Fino al momento in cui arriva il lupo. Allora tutto il gregge cerca disperatamente di ripararsi dietro uno sheepdog solitario. (...)

In natura le pecore, le vere pecore, nascono pecore. Gli sheepdog nascono cani. E lo stesso vale per i lupi. Non hanno possibilità di scelta. Ma voi non siete animali. In quanto esseri umani, potete scegliere ciò che volete essere. Si tratta di una decisione consapevole, intenzionale, etica. (...)

La differenza tra essere una pecora o uno sheepdog non è una dicotomia netta, una questione di sì-o-no, bianco-o-nero, tutto-o-niente: è una questione graduale, un continuum. A un estremo c’è una pecora grassoccia e ottusa con il muso affondato nell’erba, all’altro estremo il guerriero perfetto, l’ultimate warrior. Sono pochi gli individui che coincidono esattamente con uno di questi due estremi. La maggior parte di noi si colloca da qualche parte nel mezzo."

da: On Combat ed. it. pagg. 182-187

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